ESCURSIONI - FLORA E FAUNA
DELL'AMBIENTE PERILACUSTRE

Le sponde dei laghi sono caratterizzate da habitat e da associazioni vegetali tipiche. Conoscerli ci aiuta a proteggerli, perche si tratta di piante e animali dal fragile equilibrio, ma importantissimi per la conservazione dell’ambiente lacustre.

Durante una passeggiata in riva ai laghi è possibile attraversare alcuni di questi piccoli mondi, tutti da scoprire!

 

LO STAGNO
Uno stagno è uno specchio d'acqua ferma, di dimensioni contenute, con un fondale poco profondo e impermeabile e con un livello di acqua variabile. Nonostante le sue dimensioni ridotte costituisce un vero e proprio ecosistema, ricchissimo in biodiversità.
Le sponde offrono un ambiente ideale per la crescita di una vegetazione variegata e rigogliosa, amante dell’acqua e in grado di sopportare periodiche immersioni. Alcuni esempi sono il giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus), la salcerella (Lythrum salicaria), diverse specie di carice (Carex sp.), il giunco fiorito (Butomus umbellatus) e il pallon di maggio (Viburnum opulus).
Sulla superficie dell'acqua possiamo osservare le piccole piantine galleggianti della lenticchia minore (Lemna minor) insieme a quelle del morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae) e alle grandi ninfee (Nymphaea alba). Sommerse invece troviamo il millefoglio d’acqua (Myriophyllum sp.) e il ceratofillo (Ceratophyllum sp.).
La ricca fauna presente in uno stagno ha sviluppato molteplici meccanismi per adattarsi ai frequenti cambiamenti che avvengono in questo ecosistema (come brusche variazioni del volume d'acqua, della temperatura, dell’ossigeno disciolto etc).
Il fondale può ospitare i molluschi Limnaea e Planorbis, il crostaceo Asellus e le larve di alcuni insetti. Lungo la colonna d’acqua si possono osservare invece abili nuotatori come i ditischi, grossi insetti carnivori, i piccolissimi crostacei chiamati pulce d'acqua (Daphnia sp.) e ancora alcune larve di insetto. Sulla superficie infine non è difficile scorgere i gerridi e veder volare zanzare e libellule colorate.
Le acque di uno stagno sono spesso frequentate dalla natrice dal collare (Natrix natrix), un innocuo serpente, e da numerosi anfibi come rane, rospi e tritoni. Il più conosciuto è il rospo comune (Bufo bufo) per il quale l’area dei laghi di Revine costituisce un importantissimo sito riproduttivo. Dopo il riposo invernale, migliaia di questi animali migrano in massa dalle colline circostanti verso l’acqua per riprodursi e deporre le uova. Questa specie è protetta dalla legislazione nazionale e inserita in Appendice III della Convenzione di Berna (1979).

Uno stagno non è un ambiente stabile nel tempo, ma è in continua trasformazione e la sua evoluzione naturale lo porta verso l'interramento per il continuo ed inevitabile accumulo di sedimenti. La tutela di questi preziosi ecosistemi è fondamentale e prioritaria perché sono siti riproduttivi di molti animali e perché ospitano una flora e una fauna rara, endemica e di pregio.

 

IL BOSCO IGROFILO
Il bosco igrofilo (ovvero amante dell’acqua) è una tipica associazione vegetale presente in prossimità dei corsi d'acqua e degli specchi lacustri. E’ composto da alberi e arbusti in grado di sopportare uno stress idrico notevole come ad esempio il salice bianco (Salix alba), il pioppo nero (Populus nigra), l'ontano nero (Alnus glutinosa), il salicone (Salix caprea) e la frangola (Frangula alnus).
A livello faunistico costituiscono una vera attrattiva per la nidificazione degli ardeidi (come gli aironi, le garzette, la nitticora, il tarabuso) e gli alberi sono spesso utilizzati come posatoi o dormitori da corvidi e cormorani (Phalacrocorax carbo). Sono luoghi d’interesse anche per i picchi, amanti di salici e pioppi, e territorio di caccia per molti rapaci come la poiana (Buteo buteo).
Il sottobosco offre riparo ad anfibi come l’endemica Rana di Lataste (Rana latastei) oltre a varie specie di mammiferi come la volpe (Vulpes vulpes), la faina (Martes foina) e il capriolo (Capreolus capreolus), amante delle fasce ecotonali, zone di transizione fra il bosco e i prati.

Questi boschi hanno subìto e subiscono tuttora diverse forme d’impatto, da parte dell’uomo, che nel tempo hanno portato alla loro graduale distruzione, rendendoli sempre più frammentati, discontinui e ridotti. Perdere questo tipo di habitat può determinare inoltre una serie di problematiche come la rapida erosione delle sponde, la riduzione degli acquiferi e l’eliminazione dello strato di terreno saturo di acqua, indispensabile per la crescita di molte piante.

 

IL CANNETO
Il canneto (o fragmiteto) è una formazione vegetale costituita da Phragmites australis (cannuccia di palude). Si tratta della più alta graminacea italiana che può raggiungere i 4 metri di altezza e sopportare le immersioni in acqua soprattutto grazie ai grossi e lunghi rizomi, i fusti sotterranei che creano un reticolo molto intricato. Questa pianta consolida le rive e favorisce la bonifica delle paludi perché è in grado di depurare l’acqua, assorbendo diversi elementi chimici inquinanti. Le canne formano fitti raggruppamenti ai margini di acque ferme o poco mosse e creano delle zone naturali di transizione, chiamate ecotoni, tra l'ambiente acquatico e quello terrestre. Nei canneti diventa perciò possibile la coesistenza di una varietà elevata di specie animali e vegetali.
All’interno o in prossimità di un canneto si possono trovare altre piante, come ad esempio il salicone (Salix caprea), la mazzasorda (Typha latifoglia), i giunchi (Juncus sp.), diverse specie di carice (Carex sp.) e ancora verso l’acqua la brasca comune (Potamogeton natans), la ninfea (Nymphaea alba), il nannufero o ninfea gialla (Nuphar lutea).
I canneti ospitano una ricca avifauna, nidificante e non, sedentaria (ovvero presente tutto l’anno) e migratrice (presente d’inverno o d’estate) in quanto offrono cibo, rifugio e un luogo ideale di nidificazione. Ad esempio cormorani (Phalacrocorax carbo) e rondini (Hirundo rustica) frequentano il canneto per nutrirsi rispettivamente di pesci e di insetti. E anche aironi e garzette (Egretta garzetta) sono facilmente osservabili vicino ai canneti mentre si nutrono. La gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) costruisce un nido piatto a terra con erbe, giunchi e canne intrecciate mentre il cannareccione (Acrocephalus arundinaceus) costruisce un nido sospeso usando le canne come supporto. I canneti dei laghi di Revine ospitano anche il raro tarabuso (Botaurus stellaris), specie protetta di interesse comunitario (All. 1, Dir. 79/409/CEE).
La fauna ittica è un elemento essenziale nell’equilibrio di un ecosistema acquatico. In prossimità di un canneto si adattano a vivere bene pesci che preferiscono profondità ridotte, fondali fangosi e temperature più calde. Parliamo della carpa (Cyprinus carpa), della tinca (Tinca tinca), del persico reale (Perca fluviatilis) e anche del luccio (Esox lucius), che oltre a rifugio e cibo trovano nel canneto un luogo ideale per l’accoppiamento e la deposizione delle uova.
Una tale presenza di animali attira dei predatori sia da terra che dal cielo. Qui ai laghi di Revine a volte è possibile vedere in volo, a caccia di pesci, il raro nibbio bruno (Milvus migrans), uno straordinario rapace migratore.

I canneti sono habitat ecologicamente rilevanti che vanno tutelati e protetti per la loro ricchezza di biodiversità, oltre ad essere dei veri e propri corridoi ecologici, sempre più indispensabili nel nostro frammentato territorio.

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